Il quartiere del
Pigneto, dopo il “raid neofascista” (come l’hanno chiamato i giornali) che l’ha colpito il maggio scorso, lo conosciamo un po’ tutti. Negli anni novanta quest’“isola felice” si è trasformata progressivamente in ritrovo per
artisti e musicisti di ogni genere e qualità, con il tempo integratisi (?) con la grande quantità di
immigrati che vi si sono stabiliti, attirati dai prezzi (una volta) accessibili. Da molti anni perciò il Pigneto è un quartiere prettamente eterogeneo dove convivono onesti lavoratori, bohemien improvvisati richiamati dalla fama del bar frequentato da Pier Paolo Pasolini e gente assolutamente normale. Ma come dicevamo, non tutti conoscevano il Pigneto e non tutti sanno che, prima degli eventi che hanno distrutto qualche vetrina e quel che ormai rimane dell’umana dignità, c’è stato un personaggio misterioso, che sul sito del quartiere (
Pigneto.it), ha tentato di far conoscere al mondo l’ambivalente verità che si nasconde sotto queste strade trafficate da piedi dai mille colori. E’ il maggio del 2005 e un certo
Dear Cassidy (che mal sopporta l’eredità dell’assonanza del suo nome con il Neil/Dean portato alla fama da Jack Kerouac) inizia a scrivere
Le cronache dal Pigneto, che vengono lette ed apprezzate dagli abitanti. E’ più difficile però spingersi oltre i confini di quest’isola, cosa che invece riesce all’episodio di violenza che, ahinoi, giunge lì dove l’arte non è riuscita ad arrivare.
Tre anni dopo, nel giungo 2008, quasi chiamato dalla cronaca, esce
Il Pigneto liberato – di come i saracini ripresero possesso del santo sepolcro, romanzo incentrato su singolari vicende avvenute nel quartiere. Questa volta l’autore non è il poeta de noiartri Dear Cassidy (che tuttavia avrà la possibilità di riscattare la sua reputazione ispirando l’autore) ma un certo
Rinaldo Tasso, abitante del Pigneto ed egli stesso gravato da un’eredità culturale ben più classica, quella del famoso Torquato. E il Pigneto non sarà Gerusalemme, ma la rivolta popolare raccontata in queste pagine é sì di dimensioni contenute, ma non meno importante. L’occupazione di quest’isolotto da parte degli immigrati è un avvenimento non proprio trascurabile che il nostro scrittore registra con arguzia ed ironia. Egli stesso, dapprima diffidente verso la
sommossa, ne diviene partecipe perché intuisce ed ammette (in una paradossale e spassosa intervista in appendice) che
“in una guerra tra poveri non può finire diversamente (…) senza vincitori né vinti.”
Di fronte al protagonista assoluto della vicenda, appunto il quartiere, i personaggi che si muovono al suo interno sembrano fugaci ed evanescenti, fantasmi di culture diverse e apparentemente integrate, ma che ben presto rivelano le proprie fragilità ideologiche e politiche. Questi stessi caratteri, dal saggio
Viand fino al trio composto da
Bluantinoo,
Mr. Twist e
Filojoy sono nomi tanto musicali quanto confusi nel clamore della folla, del popolo, delle differenze tra civiltà, veri e propri “contendenti” in questa guerra atipica.
Simone Ghelli, che se non è l’autore de
Il Pigneto liberato e de
Le cronache del Pigneto, è il papà di Dear e Rinaldo, riesce nell’intento di costruire un romanzo originale, allo stesso tempo evocativo ed “esotico” e, dati i fatti di cronaca, incredibilmente attuale, se non profetico. Ipotizza (e forse sa) che il bell’equilibrio tra “razze” che si attribuisce al quartiere è solo una facciata e che, soprattutto ultimamente, le cose sono cambiate almeno quanto i prezzi delle abitazioni. Particolare e sorprendente è anche il
linguaggio usato nel racconto, un felice connubio tra
poesia, rima ed
ironia che, bisogna ammetterlo, non è adatto ai lettori più svogliati o disattenti. Le vicende infatti sono narrate con particolare attenzione per la metrica, la musicalità, i suoni, tramite una scrittura alla lampante ricerca di assonanze e rimandi che unisca invenzione e verità, raccontando attraverso un registro “alto” (ma che poi così aulico non è) storie assolutamente popolari.
Dalle poesie scritte sui muri dallo scalcinato Cassidy di tempo ne è passato e il gioco si è tramutato in una guerra silenziosa, in una bomba in procinto di esplodere. Ma quale sarà la verità che il nostro cronista vuole rivelarci? Dobbiamo fidarci del prode Rinaldo, quando afferma che
“E’ questa la vera sfida: rendersi conto di chi siano i veri sfruttatori, quelli che non vanno mai a fare la guerra.” o dovremmo piuttosto rimanere comodi, e attendere di vedere il romanzo tramutato in film dalla fredda cronaca dei telegiornali?
Informazioni
Simone Ghelli, Il Pigneto Liberato
0111 ediioni, 100 pp, € 11,40
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